Ambiente

General Overview

Il diritto ambientale si sostanziava un tempo in una sequenza di produzioni legislative, prevalentemente di carattere emergenziale, dirette a disciplinare la tutela di distinte categorie, quali la difesa del suolo, la tutela delle acque, la gestione dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati, la tutela dell’aria, la riduzione delle emissioni in atmosfera ed il risarcimento del danno ambientale.
Un vero e proprio rafting giuridico attraverso leggi settoriali con continui richiami dalle une alle altre.
Con il Trattato di Maastricht del 7 febbraio 1992, entrato in vigore il 1 novembre 1993, l’ambiente è divenuto oggetto specifico di una politica comunitaria.
La disciplina ha subito importanti modifiche per effetto del Trattato di Amsterdam del 2 ottobre del 1997, entrato in vigore il 1 maggio 1999 e, successivamente ad opera del Trattato di Lisbona entrato in vigore il 1 gennaio 2009, laddove la politica ambientale è stata rafforzata nella sua sistemazione generale.

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Domande frequenti

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E' configurabile il reato di cui all'art. 256 d.lgs. n. 152/2006 in capo ad una associazione?

Nella nozione di enti cui fa riferimento l’art. 256, comma 2 d.lgs. 152\06 rientrano anche le associazioni e che integra il reato sanzionato da tale disposizione l’abbandono, da parte del rappresentante di un’associazione sportiva dilettantistica di tiro al volo, dei rifiuti derivanti da tale attività. Sicché, il reato di cui all’art. 256, comma secondo, del d.lgs. n. 152 del 2006 è configurabile nei confronti di qualsiasi soggetto che abbandoni rifiuti nell’ambito di una attività economica esercitata anche di fatto, indipendentemente da una qualificazione formale sua o dell’attività medesima, così dovendosi intendere il «titolare di impresa o responsabile di ente» menzionato dalla norma.
Nel caso in esame, peraltro, per la Corte non vi è dubbio che un’attività altamente inquinante quale quella del tiro a volo, che produce una quantità di rifiuti non indifferente ed anche di un certo impatto sull’ambiente, quali pallini in piombo, plastiche e bossoli esplosi, ripetuta nel tempo (nella fattispecie, da oltre trenta anni) ed esercitata da più persone, rientri pienamente tra quelle considerate maggiormente a rischio dal legislatore. (cfr.Cass. Penale n. 20237/2017)

La qualificazione della condotta come “abusive” è necessario per la configurabilità del reato di danno ambientale?

Rientrano tra le condotte ritenute “abusive” le violazione di disposizioni legislative, regolamentari o amministrative, specificamente poste a tutela dell’ambiente e la cui inosservanza costituisce di per sé illecito amministrativo o penale. Dunque, il requisito dell’abusività della condotta sussiste tanto con riferimento ad attività clandestine (perché svolte in totale assenza di titolo abilitativo), quanto in presenza di attività apparentemente legittime. Sostiene la Corte di Cassazione che nella specie, rientra tra le condotte “abusive”, per la configurabilità di alcuni delitti contro l’ambiente, l’esercizio di attività di pesca che seppure non vietata, viene effettuata con mezzi vietati o da soggetti privi dei necessari titoli abilitativi. (cfr. Cass. Penale n. 18934/2017)

La mancata comunicazione di minaccia imminente di danno ambientale configura l'ipotesi di e reato di cui all’art. 257 D.Lgs. n.152/06 ?

L’art. 242, d.lgs. 152/06 stabilisce, al primo comma, che, al verificarsi di un evento che sia potenzialmente in grado di contaminare un sito, il responsabile dell’inquinamento deve mettere in opera, entro ventiquattro ore, le misure necessarie di prevenzione e deve darne immediata comunicazione ai sensi e con le modalità di cui all’articolo 304, comma 2 del medesimo decreto legislativo.
L’art. 304 prevede, al secondo comma, che le misure di prevenzione e di messa in sicurezza, da effettuarsi, ai sensi del comma 1, quando un danno ambientale non si è ancora verificato, ma esiste una minaccia imminente che si verifichi, devono essere precedute “da apposita comunicazione al comune, alla provincia, alla regione, o alla provincia autonoma nel cui territorio si prospetta l’evento lesivo, nonché al Prefetto della provincia, che nelle ventiquattro ore successive informa il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio.
Tale comunicazione deve avere ad oggetto tutti gli aspetti pertinenti della situazione, ed in particolare le generalità dell’operatore, le caratteristiche del sito interessato, le matrici ambientali presumibilmente coinvolte e la descrizione degli interventi da eseguire”.
La mancata effettuazione della comunicazione è sanzionata dall’art. 257, comma primo, d.lgs. 152\06.
Dunque, il riferimento al primo comma dell’art. 242 porta a concludere, come pure è stato rilevato, che gli obblighi di comunicazione sorgono per il solo fatto che si sia verificata una situazione di potenziale pericolo, prescindendo, quindi, dall’eventuale superamento delle soglie di contaminazione. (cfr. ex multis Cass. n. 5757/2014 CAss. n. 16702/2011 e Cass. n. 12388/2017)

La natura di sottoprodotto di una sostanza essere accertata con una prova testimoniale?

La natura di sottoprodotto di una sostanza non è accertabile tramite prova testimoniale. Il legislatore ha voluto specificare in modo dettagliato quali siano le condizioni perché un determinato residuo possa qualificarsi come sottoprodotto e che la sussistenza delle condizioni indicate debba essere contestuale, sicché, anche in mancanza di una sola di esse, il residuo rimarrà soggetto alle disposizioni sui rifiuti. Inoltre, trattandosi, in tali casi di norme aventi natura eccezionale e derogatoria rispetto alla disciplina ordinaria in tema di rifiuti, l’onere della prova circa la sussistenza delle condizioni di legge deve essere assolto da colui che ne richiede l’applicazione.
E’ del tutto evidente, come osserva la Corte di Cassazione, che tale prova non può certo essere fornita mediante mera testimonianza, atteso che l’art. 184-bis d.lgs. 152/06 richiede condizioni specifiche che devono essere adeguatamente documentate anche e sopratutto sotto il profilo prettamente tecnico, involgendo, come è noto, le caratteristiche del ciclo di produzione, il successivo reimpiego, eventuali successivi trattamenti, la presenza di caratteristiche atte a soddisfare, per l’utilizzo specifico, tutti i requisiti pertinenti riguardanti i prodotti e la protezione della salute e dell’ambiente e l’assenza di impatti complessivi negativi sull’ambiente o la salute umana. (cfr. Cass. Penale n. 16727/2011 e Cass. n. 38950/2017)

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