Applicazione del regime giuridico più favorevole relativo al “sottoprodotto”: presupposti e limiti

La Corte di Cassazione è tornata nuovamente ad affrontare il tema dell’applicazione del regime di sottoprodotto in luogo di quello di rifiuto.
Nella specie, la vicenda vedeva in esame i residui della lavorazione del marmo per i quali è nota la natura di rifiuto.
Tuttavia, la Corte ha ritenuto che tale qualificazione può essere superata soltanto qualora l’interessato fornisca la prova della sussistenza dei presupposti previsti dalla legge per l’applicazione del regime giuridico più favorevole relativo al “sottoprodotto”. Pertanto, nel caso degli scarti di produzione è, tuttavia, possibile che gli stessi rientrino nella nozione di “sottoprodotto”, contemplata dall’art. 184-bis del D.Lgs. n.152/2006, il quale richiede che:
a) la sostanza o l’oggetto siano originati da un processo di produzione, di cui costituisca parte integrante e il cui scopo primario non sia la produzione di tale sostanza od oggetto;
b) sia certo che la sostanza o l’oggetto sarà utilizzato, nel corso dello stesso o di un successivo processo di produzione o di utilizzazione, da parte del produttore o di terzi;
c) la sostanza o l’oggetto possa essere utilizzato direttamente, senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica industriale; d) l’ulteriore utilizzo sia legale, ossia la sostanza o l’oggetto soddisfi, per l’utilizzo specifico, tutti i requisiti pertinenti riguardanti i prodotti e la protezione della salute e dell’ambiente e non porti a impatti complessivi negativi sull’ambiente o la salute umana.
Sulla natura di rifiuto del marmo si veda: Cass. Penale n. 5442/2016; Cass. Penale n. 34284/2015; Cass. Penale n. 33028/2015, Cass. Penale n. 29084/2015 e Cass. n. 7899/2014.
Sul regime giuridico di sottoprodotto, si veda Cass. Penale n. 16078/2015; Cass. Penale n. 3202/2014.