Formazione continua degli avvocati: legittimo il regolamento del C.N.F.

Formazione continua degli avvocati: legittimo il regolamento del C.N.F.

Il Tar del Lazio con la sentenza n. 7081 del 17 luglio 2009 ha respinto i ricorsi avanzati da alcuni avvocati con i quali avevano impugnato sia il regolamento specifico per la formazione continua adottato dall’Ordine degli Avvocati di Trieste che il presupposto regolamento della formazione permanente emanato dal Consiglio Nazionale Forense.
I giudici Amministrativi hanno affermato che, relativamente ai doveri della formazione continua, il potere esercitato dal Consiglio Nazionale Forense è stato esplicato secondo i canoni di trasparenza e nel rispetto della legge e dei principi di proporzionalità amministrativa.
Il regolamento del Consiglio Nazionale Forense sulla formazione obbligatoria degli avvocati è legittimo e non contrasta né con il principio di legalità, né con quelli di proporzionalità e ragionevolezza né è viziato da eccesso di potere.

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I Giudici Amministrativi hanno, in primo luogo, evidenziato il collegamento tra il regolamento di formazione e l’articolo 13 del codice deontologico forense, che prescrive il dovere deontologico dell’avvocato di rispettare i regolamenti del Consiglio Nazionale Forense e del Consiglio dell’Ordine di appartenenza concernenti gli obblighi e i programmi formativi.
In secondo luogo, la sentenza in commento ha escluso il vizio di violazione e falsa applicazione dell’articolo 33 della Costituzione ritenendo che “nessuno degli articoli dedotti detta disposizioni per la conservazione della iscrizione nell’albo professionale ma solo per l’accesso e il corretto esercizio della professione. E, dunque, non sono violati dai provvedimenti impugnati”.
Il Tar del Lazio ha, altresì, rigettato la doglianza di eccesso di potere in capo al Consiglio Nazionale Forense, poiché le scelte di disciplina delle modalità dell’assolvimento dell’obbligo della formazione non contrastano con scelte di razionalità e logicità “sia perché la previsione di obblighi deontologici relativi a comportamenti più gravi rispetto a quello oggetto dei provvedimenti impugnati non esclude e non rende illogica la previsione, come illecito disciplinare, anche della violazione dell’obbligo di formazione permanente (stante la gradualità delle sanzioni applicabili a seconda della gravità della infrazione posta in essere), sia perché nessuna disposizione vieta la procedimentalizzazione e la previsione di obblighi imposti agli iscritti agli Ordini professionali degli Avvocati (anche se la loro violazione non abbia ancora causato concreti errori professionali).
Rigettate, infine, dal Collegio le censure relative all’addebito economico degli eventi formativi ai sensi dell’art. 23 della Costituzione, che il regolamento del Consiglio Nazionale Forense prevede in linea tendenzialmente gratuito, “atteso che nell’ambito applicativo della norma costituzionale citata le sole prestazioni pretese all’amministrazione in mancanza di un collegamento con un’utilità offerta dall’ente (Cons. Stato, 10 giugno 2002, n. 3202), anche perché il principio costituzionale non può ritenersi violato in relazione alla modesta entità del sacrificio imposto a fronte del beneficio che indirettamente l’utente ne riceve (Cass. , 10 ottobre 2008, n. 24942)”.
La sentenza esclude, infine, anche l’invocata censura di indeterminatezza dei criteri in base ai quali i corsi possono essere accreditati dai diversi Ordini Territoriali, poichè “l’art. 3 del Regolamento sulla formazione continua approvato dal Consiglio Nazionale Forense il 13.7.2007 specifica sufficientemente ed in maniera logica i criteri cui attenersi nella procedura di accreditamento, ma anche inammissibile per insussistenza di interesse attuale dei ricorrenti alla formulazione del motivo in esame, essendo solo ipotetica la paventata verifica di disparità di trattamento e non essendo evidenziati concreti effetti lesivi della ipotizzata carenza di uniformità e della individuazione di sottoaree”.
Da ultimo, il Tar Lazio respinge la censura relativa alla mancanza dell’autocertificazione, atteso che proprio l’art. 6 del Regolamento della Formazione Continua prevede il deposito da parte di ciascun iscritto di una sintetica relazione “che certifica” il percorso formativo seguito, nonché considerato che il seguente art. 7 stabilisce che ciascun Consiglio dell’Ordine vigila sull’effettivo adempimento dell’obbligo formativo con i mezzi ritenuti più opportuni, così prevedendo la possibilità proprio di detta autocertificazione e della successiva verifica della veridicità della stessa.

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