Manovra correttiva 2011: modifica al regime dei c.d. contribuenti minimi

Ciò che emerge dall’articolo in esame è una realtà ben diversa da quella che la rubrica lascia intravedere. La stessa, infatti, parla di “Regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità” lasciando immaginare un regime agevolativo che si aggiunge a quello esistente dei contribuenti minimi.
La stessa, però, non dice che di fatto il regime dei contribuenti minimi viene abrogato nei suoi aspetti sostanziali.
Infatti, la norma in esame seppur agevoli le nuove attività o di recente costituzione, esclude categoricamente quella ampia fascia di contribuenti che fino ad ora ha potuto usufruire, senza limiti di tempo, del regime dei contribuenti minimi.
Con la nuova norma, pertanto, il tempo è scaduto per i “vecchi minimi” che, di fatto, non esisteranno più passeranno al metodo di tassazione delle imposte sui redditi tradizionale dettato dal TUIR, nonché all’assoggettamento agli studi di settore e all’applicazione dell’IVA.
L’art. 27 del d.l. n. 98/2011 introduce importanti novità per quanto riguarda il cd. regime dei contribuenti minimi discplinato all’art. 1, commi da 96 a 117, della legge n. 244/2007 (legge finanziaria 2008).
In particolare, l’applicazione dell’istituto de quo viene resa più restrittiva attraverso la limitazione di alcuni dei benefici collegati al predetto regime ad una più ristretta cerchia di soggetti rispetto a quelli che potevano risultare beneficiari in base alle norme recate dai commi 96-117 dell’art.1 della legge n. 244/2007.
In altri termini, come si chiarirà meglio in seguito, viene instaurato un doppio binario, cosicchè a partire dal 1° gennaio 2012 (data di inizio di efficacia del nuovo regime) solo una parte dei soggetti in possesso dei requisiti di cui ai commi 96 e 99 della legge n. 244/2007 potrà beneficiare dell’imposta sostituiva dell’imposta sui redditi e delle addizionali regionali e comunali nonché dell’esclusione dagli studi di settore.

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