Marchi numerici: le condizioni di registrazione formulate dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea

Marchi numerici: le condizioni di registrazione formulate dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea

La normativa comunitaria in tema di marchi stabilisce che possono essere registrati come marchi segni grafici compresi da cifre purché tali segni siano adatti a distinguere i prodotti o i servizi di un’impresa da quelli di altre imprese. Conseguentemente, non possono essere registrati i marchi composti esclusivamente da segni o indicazioni che indichino le caratteristiche dei prodotti o dei servizi interessati, come, ad esempio, la specie, la qualità o la quantità.
Con la sentenza del 10 marzo 2011, resa nel caso C-51/10, la corte di Giustizia dell’Unione Europea ha precisato che possono essere registrati come marchi segni costituiti esclusivamente da cifre a condizione che il segno non consista in una indicazione descrittiva del prodotto oggetto della domanda di registrazione.
Il caso trae origine nel 2005 da una domanda di marchio comunitario costituito dal segno “1000” presentata da una casa editrice polacca per contraddistinguere opuscoli e periodici contenenti parole crociate e giochi.
In prima battuta l’UAMI (l’ufficio competente a concedere i marchi comunitari) respinse la registrazione del marchio affermando che il segno “1000” era da ritenersi segno sostanzialmente descrittivo non indicando la provenienza delle pubblicazioni della casa editrice, bensì, il contenuto delle pubblicazioni stesse.
La casa editrice impugnò la decisione UAMI avanti il Tribunale di Primo Grado il quale, con Sentenza del 19 novembre 2009 (causa T-298/06), confermò la decisione UAMI ritenendo che il segno “1000” non si riferisse ai prodotti oggetto della domanda di registrazione, bensì, esclusivamente alla quantità di pagine, giochi, informazioni contenuti nei prodotti editoriali della casa editrice.
La Corte di Giustizia dell’Unione Europea, chiamata a decidere sull’impugnazione della Sentenza del novembre 2009, ha avuto modo di stabilire che “in via preliminare, la circostanza che un segno sia esclusivamente composto da cifre non impedisce, di per sé, la sua registrazione come marchio” ai sensi dell’art. 4 del regolamento n. 40/94 il quale prevede espressamente che le cifre rientrano tra i segni da cui un marchio può essere costituito.
Tuttavia, come risulta altresì dall’art. 4 del predetto regolamento, la registrazione come marchio di un segno è soggetta alla condizione che quest’ultimo sia adatto a distinguere i prodotti o i servizi di un’impresa da quelli di altre imprese”.
Inoltre, “per poter negare la registrazione di un segno costituito esclusivamente da cifre con la motivazione che esso designa una quantità, si deve ragionevolmente prevedere che, agli occhi degli ambienti interessati, la quantità indicata da tali cifre caratterizzi i prodotti o i servizi per i quali è chiesta la registrazione”.
Pertanto, secondo la Corte di Giustizia, non è censurabile la Sentenza del Tribunale di Primo Grado nella parte in cui ha dichiarato che quando una domanda di registrazione ha ad oggetto, in particolare, una categoria di prodotti il cui contenuto è facilmente e tipicamente designato dalla quantità delle sue unità – come, nel caso di specie, periodici contenenti in particolare parole crociate – è ragionevole prevedere che un segno costituito da cifre sarà effettivamente riconosciuto dagli ambienti interessati come una descrizione di detta quantità e dunque di una caratteristica di tali prodotti.

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