Civile

Il diritto civile è l’insieme delle norme giuridiche che regolano i rapporti tra privati.
Viene contrapposto, in genere, all’altra branca del diritto privato e cioè al diritto commerciale.
Il diritto civile comprende la materia dei contratti, delle obbligazioni, dei diritti reali, delle persone e della famiglia, delle successioni a causa di morte, della responsabilità civile.
Invece, il diritto commerciale si sviluppa intorno alla nozione di imprenditore e impresa, e si occupa in particolare della disciplina delle imprese organizzate in forma societaria (nonché di altri istituti quali i titoli di credito o i cosiddetti contratti commerciali, che rilevano soprattutto nei rapporti tra imprenditori e tra imprenditori e consumatori).

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  • Contratti - Entro quale termine posso sollevare i vizi della cosa venduta usata ?

    In materia di vendita dei beni usati soccorre il Codice del Consumo il quale stabilisce che stabilisce quali sono le domande che il consumatore è autorizzato a rivolgere al venditore in presenza di un difetto di conformità del bene venduto che risulti esistente al momento della consegna del bene. L’esistenza del difetto al momento della consegna si presume nel caso di vizi denunziati entro due mesi dalla consegna (art. 132 II comma), mentre la natura del difetto deve comunque essere provata dal consumatore.
    Nel caso della vendita dei beni usati tale prova è più rigorosa in quanto la disciplina del Codice del Consumo è limitata ai difetti non derivanti dall’uso normale della cosa (art. 128 III comma), anche se è ipotizzabile che deterioramenti conseguenti all’uso normale fossero di gravità tale da rendere il bene inidoneo all’uso cui serve abitualmente, non potrebbe negarsi che la loro presenza valga ad integrare gli estremi di un difetto di conformità.

  • Contratti - Inadempimento contrattuale: risoluzione, recesso, risarcimento del danno e caparra.

    In caso di inadempimento del contratto alla parte non inadempiente è riconosciuta la possibilità di trattenere la caparra o di esigere il doppio di quella prestata ovvero di domandare la risoluzione del contratto, unitamente al risarcimento del danno. Tali soluzioni, tuttavia, sono tra loro alternative e non cumulabili.
    Ed esempio, in caso di inadempimento del contratto preliminare di vendita la parte non inadempiente può chiedere in giudizio la risoluzione del contratto e il risarcimento dei danni subiti oppure può chiedere il recesso del contratto la ritenzione della caparra confirmatoria ricevuta all’atto della stipula del preliminare. Tali richieste non possono essere reciprocamente convertite l’una rispetto all’altra. Da ciò deriva, dunque, che in caso di richiesta di recesso non è possibile ottenere il pagamento del doppio della caparra ed in caso di risoluzione, non si può ottenere nessuna somma a titolo di risarcimento del danno qualora non sia stata formulata espressa domanda.

  • Contratti - Contratto di energia elettrica: sospensione dell'erogazione.

    Il contratto di somministrazione di energia elettrica è regolato dall’art. 1559 e ss. c.c. E’ un contratto ad esecuzione continuata caratterizzato dalla fornitura continuativa di energia elettrica. La sospensione della somministrazione di energia elettrica configura un inadempimento contrattuale ex art. 1218 c.c. a carico del gestore del servizio. Orbene, nel caso di contratto di somministrazione di energia elettrica, deve ravvisarsi, oltre l’obbligo principale della somministrazione anche quella accessoria derivante dal cd. impegno di potenza, ovvero quella prestazione continua, accessoria e strumentale a quella principale della fornitura e che si sostanzia nell’obbligo del somministrante di predisporre e mantenere l’impianto in modo da tenere a disposizione dell’utente una determinata quantità di energia, a cui corrisponde un corrispettivo fisso, da parte dell’utente, da pagarsi periodicamente e che viene a maturare contemporaneamente al consumo di energia.

  • Servitù prediali - Da quale opera si desume la sussistenza della servitù ?

    La servitù fra due fondi può essere costituita, ai sensi dell’art. 1062 del codice civile, per destinazione del padre di famiglia. Tale fattispecie opera nel caso in cui i fondi stessi, qualora divisi, siano stati posseduti in precedenza dallo stesso proprietario il quale abbia lasciato le cose esattamente nello stato nel quale risulta la servitù. Ne consegue che, sussistendo la necessità di effettuare delle opere destinate all’esercizio della servitù a carico della parte da identificarsi come servente ed a favore della porzione di terreno detto fondo dominante, le opere sono elemento dal quale desumere la sussistenza della servitù a seguito della sopravvenuta diversificazione soggettiva dei fondi medesimi.

  • Proprietà - Responsabilità professionale del notaio.

    In tema di responsabilità professionale del notaio, qualora egli non adempia correttamente la propria prestazione, compresa quella attinente alle attività preparatorie, tra cui il compimento delle visure catastali ed ipotecarie, la responsabilità contrattuale sussiste nei confronti di tutte le parti dell’atto rogato, se da tale comportamento abbiano subito danni e purché non lo abbiano esonerato da tali attività.
    In presenza della responsabilità professionale del notaio, il danno risarcibile derivante da tale condotta non si identifica necessariamente con il prezzo pagato dall’acquirente ma con la situazione economica nella quale il medesimo si sarebbe trovato qualora il professionista avesse diligentemente adempiuto la propria prestazione.

  • Locazione - Il contratto può essere verbale ?

    A decorrere dall’entrata in vigore della legge n. 431 del 1998, la stipula di validi contratti di locazione richiede la forma scritta.
    Tuttavia, tale disposizione non trova applicazione per i contratti già conclusi verbalmente e rinnovati tacitamente in difetto di disdetta.

  • Locazione - Il contratto può essere verbale ?

    A decorrere dall’entrata in vigore della legge n. 431 del 1998, la stipula di validi contratti di locazione richiede la forma scritta.
    Tuttavia, tale disposizione non trova applicazione per i contratti già conclusi verbalmente e rinnovati tacitamente in difetto di disdetta.

  • Locazione - Quando opera il diniego di rinnovo alla prima scadenza ?

    Il diniego di rinnovo del contratto di locazione ad uso abitativo alla prima scadenza, secondo l’art. 3 della legge n. 431 del 1998, deve specificare a pena di nullità il motivo tra quelli tassativamente indicati dalla norma sul quale si fonda la disdetta. Tale norma impone una specificazione precisa ed analitica della situazione indicata con riguardo alle concrete ragioni che giustificano la disdetta in modo da consentire – in caso di controversia – la verifica della serietà e della realizzabilità della ragione indicate dal locatore.
    La specificità della ragione di diniego ha il duplice effetto di attribuire al conduttore una verifica a priori circa la serietà dell’intenzione indicata dal locatore, sia come possibilità del successivo controllo sulla effettiva destinazione dell’immobile all’uso indicato e ciò ai fini dell’applicazione delle sanzioni di cui all’art. 3 della predetta legge.

  • Famiglia - Quando ricorre l'addebito della separazione ?

    E’ principio consolidato in giurisprudenza che la reiterata violazione dell’obbligo di fedeltà coniugale – attuata attraverso una stabile relazione extraconiugale ed in assenza di una consolidata separazione di fatto – costituisca una violazione particolarmente grave dell’obbligo di fedeltà coniugale. Tuttavia, detta violazione per poter essere posta a fondamento della domanda di addebito della separazione ai danni del coniuge responsabile non deve risultare l’effetto di una crisi coniugale preesistente.

  • Famiglia - Quali sono i presupposti per il versamento dell'assegno divorzile ?

    L’accertamento del diritto del coniuge alla corresponsione di un assegno divorzile deve essere effettuato verificando l’inadeguatezza dei mezzi economici a disposizione del coniuge richiedente a consentirgli il mantenimento di un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio e che sarebbe presumibilmente proseguito in caso di continuazione dello stesso.
    Ai fini di tale accertamento, il tenore di vita precedente può essere desunto dalle potenzialità economiche dei coniugi, ossia dall’ammontare complessivo dei loro redditi e dalle loro disponibilità patrimoniali. Riconosciuto tale diritto ed in tema di liquidazione dell’assegno, l’indagine va compiuta tenendo conto delle condizioni dei coniugi, delle ragioni della decisione, del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ognuno e di quello comune, del reddito di entrambi, valutandosi tutti i suddetti elementi anche in rapporto alla durata del matrimonio.

  • Lavoro - Come si accerta il lavoro subordinato ?

    La richiesta del lavoratore è gravata dall’onere di provare l’esecuzione della prestazione lavorativa oltre i limiti, legalmente o contrattualmente previsti.
    Il principio esposto costituisce la proiezione del criterio guida previsto dall’art. 2967 c.c., pertanto, il lavoratore che agisce in giudizio è gravato dall’onere di provare non solo lo svolgimento di lavoro straordinario, ma anche la sua effettiva consistenza, non potendo al riguardo soccorrere valutazioni di tipo equitativo. Al Giudice dovrà, quindi, essere fornita non già genericamente la prova dell’an, e dunque di aver svolto lavoro straordinario, ma anche la prova, sia pure in termini minimali, della esatta collocazione cronologica delle prestazioni lavoratore eccedenti il normale orario di lavoro, ovvero del quando i limiti di orario di fatto siano stati superati.

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