Cass. pen. n. 10674 del 24 novembre 1997

Testo massima n. 1


Il conquin, derivato dal più antico “ramino”, si bilancia tra abilità - esperienza, capacità, intuito, tempestività delle decisioni da parte del giocatore - ed alea. Tuttavia è quest'ultima ad assumere un ruolo prevalente, sia pure minimo, poiché la vincita dipende in definitiva dalle carte prelevate nel c.d. “pozzo” o “pozzetto”; tale carattere è, poi, particolarmente evidente quando - come nella specie - le poste siano elevate (quattro milioni): è pur vero che la rilevanza delle medesime costituisce una circostanza aggravante, ma tale elemento - ove esistente - esclude, in punto di fatto, che il gioco possa essere considerato non d'azzardo, poiché rivela in modo indiscutibile la presenza dell'altro elemento di questo tipo di gioco (oltre la menzionata alea) e, cioè, il fine di lucro.

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