Successioni e testamento


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Ambito di applicazione

Al momento della morte si apre la successione.
Con l’apertura della successione si esplicano, da una parte, gli effetti a cui retroagiscono la trasmissione dei diritti ereditari e, dall’altra, è individuato il momento dal quale decorrono i termini prescritti per l’espletamento delle varie formalità previste dal codice civile e dalla normativa fiscale.
La successione si apre nell’ultimo domicilio del defunto con l’effetto di individuare gli uffici competenti per il compimento degli adempimenti previsti dalla normativa codicistica vigente.

 

Esistono due tipi di successione: la successione legittima (o intestata, cioè senza testamento) e la successione testamentaria (o testata, cioè con testamento).
La successione legittima si avrà soltanto nel caso in cui il defunto non abbia fatto un valido testamento o, pur avendo fatto testamento, non abbia disposto del suo intero patrimonio.

 

Nell’ambito di questo binomio si innesta la cd. successione necessaria la quale, tuttavia, non rappresenta un’ulteriore e diversa modalità di disporre dei beni da parte del defunto ma semplicemente individua il particolare regime normativo volto a tutelare alcune specifiche categorie di soggetti, qualificati come legittimari, il coniuge, i figli e gli ascendenti legittimi, attribuendo loro una determinata quota di eredità o altri diritti nella successione.

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– redazione di un testamento olografo o di altri testamenti
– redazione della dichiarazione di successione.

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Domande frequenti

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Quando si verifica la cd. successione mortis causa ?

La successione mortis causa si verifica alla morte di un soggetto detto anche de cuius.
La successione a causa di morte può essere sia a titolo universale (eredità) che a titolo particolare (legato).
Il legatario acquista il diritto in modo automatico (salva la possibilità di rinunciare) mentre l’erede deve manifestare tale volontà con l’atto di accettazione.
Per poter accettare, il chiamato all’eredità deve avere la capacità di succedere e cioè la idoneità a subentrare nei rapporti di cui era titolare il defunto.
Il diritto di accettare si estingue se non è esercitato entro dieci anni.

Cosa succede se non lascerò un testamento ?

In questo caso si aprirà la successione legittima o«ab intestato», dunque, per volontà di legge e non per effetto di una volontà espressa mediante testamento.
I presupposti affinché si possa dare corso alla successione legittima sono:
— la mancanza di testamento o l’esistenza di un testamento privo di disposizioni patrimoniali, nullo, annullato ovvero revocato;
— l’esistenza di un testamento che dispone solo per alcuni dei beni del defunto: in questo caso si avrà coesistenza di successione testamentaria con quella e legittima.
Sono successori legittimi: il coniuge, i discendenti (legittimi e naturali), gli ascendenti legittimi, i collaterali e gli altri parenti fino al sesto grado (art. 565 c.c.).  Qualora questi successori dovessero mancare l’eredità sarà devoluta allo Stato.

Quali sono i vantaggi di una successione testamentaria ?

Il testamento è una manifestazione di volontà diretta a produrre effetti giuridici, che l’ordinamento riconosce e garantisce.
Il testamento è l’atto con il quale una persona dispone, per il tempo in cui avrà cessato di vivere, di tutte le proprie sostanze o di parte di queste.
Il contenuto tipico del testamento è di natura patrimoniale, tuttavia, può contenere anche disposizioni di carattere non patrimoniale.
Ed invero, mediante il testamento si può riconoscere un figlio naturale, designare il tutore per il proprio figlio che resti orfano e molto altro.
In particolare, il testamento è valido indipendentemente dall’accettazione e dalla conoscenza che ne abbia il successore; revocabile e formale o solenne, poiché è richiesta la forma scritta.
La capacità di testare costituisce la regola, mentre i casi di incapacità sono eccezionali.

Cosa significa accettare con beneficio di inventario ?

Il beneficio d’inventario: rappresenta una delle modalità in cui può avvenire l’accettazione dell’eredità.
Tale modalità permette al chiamato di acquistare l’eredità senza che i suoi beni personali si confondano con quelli del defunto. I creditori del defunto, pertanto, potranno così soddisfare le ioni creditorie solo sui beni ereditari individuati con l’inventario e non anche sui beni dell’erede.
L’accettazione beneficiata è una facoltà per ogni chiamato, nonostante eventuali divieti del testatore (art. 470 c.c.), mentre costituisce un obbligo per alcuni soggetti determinati dalla legge, quali gli incapaci assoluti e relativi (artt. 471 e 472 c.c.) e le persone giuridiche (art. 473 c.c.).

Quando un testamento è redatto per forma pubblica ?

A differenza del testamento olografo e segreto, Per fare un testamento pubblico è necessario recarsi presso un Notaio, ove, alla presenza di due testimoni, le volontà dichiarate dal testatore vengono scritte a cura del Notaio stesso.
Il testamento deve indicare il luogo e la data del ricevimento e l’ora della sottoscrizione, ed essere sottoscritto dal testatore, dai testimoni e dal Notaio.
Il testamento pubblico è l’unica forma di testamento possibile per chi non sappia o non possa scrivere.
La riservatezza del testamento pubblico è garantita dalla circostanza che le volontà espresse vengono portate a conoscenza dei terzi dal Notaio solo alla morte del testatore.

Tutti i diritti possono essere trasmessi per successione ?

Non ogni diritto ed obbligo è suscettibile di trasferimento, in quanto ve ne sono alcuni così strettamente personali che non possono sopravvivere alla morte del titolare.
Ed invero, non si trasmettono il diritto alla libertà, all’integrità personale ed al nome, nonché gli stati familiari quali ad esempio lo stato di coniuge, di padre e di figlio, i crediti di natura personale (ad esempio, il credito agli alimenti o quello conseguente alla separazione personale o al divorzio).
Sono, altresì, non trasmissibili i diritti reali legati alla vita del titolare: l’uso, l’abitazione, l’usufrutto si estinguono con la morte del titolare.

Quando si apre la successione ?

Prima fase del procedimento successorio: «la successione si apre al momento della morte nel luogo dell’ultimo domicilio del defunto». Segue, ai sensi del 457 c.c., la vocazione o la chiamata all’eredità e cioè l’individuazione dei soggetti che possono ricevere l’eredità i quali hanno la possibilità di acquisirla attraverso l’atto di accettazione.
Normalmente vocazione e delazione coincidono, tuttavia, in alcuni casi i due momenti sono distinti; la vocazione è immediata, mentre la delazione può essere rinviata ad un secondo momento come, ad esempio, quando vengono chiamati alla successione soggetti che devono ancora nascere, per i quali la possibilità di prendere il posto del defunto è subordinata alla loro nascita effettiva.

Quando si acquista il diritto a succedere ?

Dopo l’apertura della successione uno o più soggetti sono chiamati all’eredità.
Tuttavia mentre il legatario, ovvero l’erede a titolo particolare, acquista il diritto in modo automatico (salva la possibilità di rinunciare), l’erede se vuole acquistare l’eredità deve accettarla.
Per poter accettare, il chiamato all’eredità deve avere la capacità di succedere cioè la idoneità a subentrare nei rapporti di cui era titolare il defunto.
L’art. 462 del codice civile stabilisce il principio generale che è capace di succedere chi sia nato nel momento in cui si apre la successione.
Tuttavia la legge attribuisce la capacità a succedere anche ai nascituri concepiti e, nella sola successione testamentaria, anche ai non concepiti figli di una persona determinata.
Anche gli enti hanno la capacità di succedere ma solo per testamento, ad eccezione dello Stato che, ai sensi dell’art. 586 del codice civile, succede in assenza di altri eredi.

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