Manovra finanziaria, l’Avvocatura contesta il metodo ed il merito

Comunicato congiunto
CNF, CASSA FORENSE, OUA, ORDINI DISTRETTUALI, UNIONI DISTRETTUALI, ASSOCIAZIONI FORENSI

Roma. A seguito della riunione convocata oggi nella sede del Consiglio nazionale forense tutte le componenti dell’Avvocatura hanno contestato il metodo reiterato e non più accettabile di una tecnica legislativa con la quale si inserisce in un testo destinato alla stabilizzazione finanziaria misure che riguardano la disciplina delle professioni, la previdenza professionale, l’amministrazione della giustizia e addirittura le regole del processo civile e di modalità di accesso dei cittadini alla giustizia. In particolare hanno sottolineato che è pericoloso insistere su provvedimenti erratici, inseriti in modo repentino e senza alcuna consultazione con le categorie professionali di riferimento, estrapolati da un contesto nel quale le difficoltà economiche non sono cagionate dalla lentezza dei processi ma da altre cause, internazionali e strutturali, che richiederebbero misure di ben altro contenuto.
Ribadiscono che il costo della giustizia non deve essere un ostacolo alla tutela dei diritti e pertanto contestano ogni misura destinata ad aumentare in modo irragionevole il contributo unificato richiesto per promuovere azioni in giudizio.
Tutte le componenti dell’Avvocatura ribadiscono che la natura delle professioni intellettuali non può essere confusa con l’esercizio dell’attività d’impresa e la figura del professionista non può essere accostata a quella dell’imprenditore. Sottolineano che gli interessi dei cittadini sono garantiti solo da una Avvocatura autonoma, indipendente, competente e qualificata, e per tale motivo intendono salvaguardare i risultati ottenuti nel corso dell’iter parlamentare della riforma forense attualmente all’esame della Camera.
Denunciano ogni tentativo di squalificare la professione forense con la proposta di soppressione dell’esame di abilitazione, che priverebbe i cittadini di una difesa tecnicamente competente come garantita dalla Costituzione. In questo senso l’accesso indiscriminato alla professione creerebbe un mercato selvaggio, senza prospettive per i giovani e tale da esporre i cittadini ai rischi di una assistenza priva di adeguata professionalità.
L’Avvocatura ribadisce la propria disponibilità a fornire un fattivo contributo per migliorare l’assetto della giustizia e la tutela degli interessi dei cittadini e in particolare manifesta la propria disponibilità a cooperare per il contenimento dell’arretrato civile, e considera con favore l’introduzione di istituti quali la negoziazione assistita dagli avvocati, già oggetto di una proposta di legge pendente al Senato.
Quanto alla conciliazione, ferma l’opposizione alla sua obbligatorietà, l’Avvocatura, convinta della incostituzionalità della disciplina vigente, propone di promuovere la conciliazione facoltativa qualificata da mediatori competenti tratti dalle fila degli avvocati operanti presso organismi pubblici di mediazione, che devono essere improntati ad una forte competitività con gli organismi privati, in quanto responsabilmente disponibili a fornire un servizio a costi contenuti e non motivati esclusivamente dal profitto. In ogni caso, ribadiscono la necessità di modificare la disciplina vigente anche sotto il profilo della obbligatorietà della difesa tecnica, anch’essa destinata a garantire adeguatamente i diritti e gli interessi dei cittadini che debbono potersi affidare con fiducia alla giustizia.
Ribadiscono altresì l’esigenza di una riforma della giustizia tributaria non sommaria, ma qualificata, che sia in grado di assicurare il ruolo attivo e competente dell’Avvocatura.
Contestano ogni tentativo di sopraffazione delle Casse di previdenza assoggettandole ad una commissione (COVIP) che non può avere una legittima funzione di controllo in detta materia.

Fonte, Consiglio Nazionale Forense.

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