Cass. pen. n. 17574 del 17 aprile 2013

Testo massima n. 1


Costituisce intimidazione illegittima, idonea, come tale, ad integrare il delitto di estorsione ex art. 629 c.p., anche una minaccia dalla parvenza esteriore di legalità allorquando sia fatta, non già con l'intenzione di esercitare un diritto, ma allo scopo di coartare l'altrui volontà e di ottenere risultati non consentiti attraverso prestazioni non dovute nell'"an" o nel "quantum" o "quando", pur correlandosi ad un diritto riconosciuto e tutelato dall'ordinamento se ne realizzi, suo tramite, un distorto ed abusivo esercizio per il conseguimento di scopi "contra ius", dovendosi valutare sia l'eccedenza del mezzo rispetto allo scopo perseguito che l'eccedenza del fine perseguito rispetto alla portata del diritto esercitato. (Nella specie, la Corte ha escluso la configurabilità del reato nel caso di un imprenditore che, in una situazione di crisi della propria impresa, aveva manifestato la necessità di rinegoziare taluni contratti di appalto, prospettando, in via alternativa e in caso di mancata adesione ad un accordo, l'utilizzo in sede giudiziaria di una scrittura privata precedente dalla cui lettura si sarebbe potuta inferire l'esistenza di intese societarie atte a coinvolgere i ricorrenti in una eventuale procedura fallimentare).

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