Art. 697 – Codice penale – Detenzione abusiva di armi

Chiunque detiene armi o caricatori soggetti a denuncia ai sensi dell'articolo 38 del testo unico di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni, [704] o munizioni senza averne fatto denuncia all'Autorità , quando la denuncia è richiesta, è punito con l'arresto da tre a dodici mesi o con l'ammenda fino a euro 371.

Chiunque, avendo notizia che in un luogo da lui abitato si trovano armi o munizioni, omette di farne denuncia alle autorità, è punito con l'arresto fino a due mesi o con l'ammenda fino a euro 258.

Le parole ricomprese fra parentesi quadre sono state abrogate.
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Massime correlate

Cass. civ. n. 7856/2024

L'omessa denuncia della detenzione di cartucce costituenti, per calibro e numero, il possibile munizionamento di un'arma comune da sparo clandestina integra l'autonomo reato di cui all'art. 697 cod. pen., in quanto la clandestinità dell'arma, in assoluto non detenibile, impedisce di ritenere penalmente irrilevante la mancata denuncia delle relative munizioni.

Cass. civ. n. 45217/2013

Ai fini della configurabilità del reato di cui all'art. 697 cod. pen., non è indispensabile disporre perizia per accertare l'efficienza delle munizioni, potendo il giudice trarre anche da altri elementi il suo convincimento, purché adeguatamente motivato. (Fattispecie in cui l'efficienza delle cartucce, detenute dall'imputato all'interno di un armadio blindato, era stata affermata in base alle dichiarazioni di un teste qualificato ed alle particolari modalità di custodia).

Cass. civ. n. 46622/2011

In materia di reati concernenti le armi, il concetto giuridico di detenzione, che si identifica in una generica disponibilità della cosa, prescinde da qualunque considerazione temporale e dalla possibilità di un utilizzo immediato. (Fattispecie di collocazione dell'arma all'interno di una scatola custodita in un garage cui l'imputato aveva liberamente accesso).

Cass. civ. n. 38435/2008

Ai fini della configurabilità della contravvenzione di omessa denuncia dell'esistenza di munizioni, l'obbligo di denunciare la presenza di munizioni incombe anche su chi dimori temporaneamente nel luogo in cui si ha notizia della presenza delle stesse.

Cass. civ. n. 44626/2007

Sono munizioni da guerra i bossoli per armi da guerra di cui sia accertata concretamente l'idoneità al reimpiego per cartucce da utilizzare in arma da guerra, né tale qualificazione è esclusa con riferimento ai bossoli già esplosi perché, data la possibilità di sostituzione delle capsule di accensione, dalla precedente esplosione non deriva sempre e necessariamente la loro inutilizzabilità.

Cass. pen. n. 39539 del 8 ottobre 2004

Integra gli estremi del reato di cui all'art. 697 c.p. (detenzione abusiva di armi), la detenzione di cartucce cal. 6,35 e cartucce a pallini cal. 12 marca Winchester, senza averne fatto denunzia all'Autorità; non ricorre, infatti, in tale ipotesi, l'esenzione di cui all'art. 26 della Legge n. 110 del 1975 — per la quale è soggetto all'obbligo di denuncia chi, in possesso di armi regolarmente denunziate, detiene munizioni per armi comuni da sparo eccedenti la dotazione di 1000 cartucce a pallini per fucili da caccia —, in quanto tale esenzione non riguarda il possesso di qualsiasi cartuccia ma solo di quelle a pallini, nè si riferisce alla detenzione di qualsiasi tipo di munizioni, relative a fucili da caccia, ma esclusivamente allo specifico modello per il quale è intervenuta la denunzia, condizioni insussistenti nella fattispecie.

Cass. civ. n. 46197/2003

In materia di armi bianche, un coltello a serramanico non a scatto, con lama pieghevole azionabile con manovra manuale, non rientra nella categoria delle armi proprie, la cui detenzione è punita ai sensi dell'art. 697 c.p., ma è qualificabile come arma impropria — la cui destinazione naturale non è l'offesa alla persona —, il cui porto fuori della propria abitazione non sorretto da giustificato motivo è comunque punito con la sanzione prevista dall'art. 4 terzo comma L. 18 aprile 1975, n. 110.

Cass. civ. n. 33453/2001

In tema di armi antiche, non possono essere considerate tali quelle che, per quanto fabbricate anteriormente al 1890, risultino successivamente modificate così da assumere i requisiti che per l'art. 2 della legge 18 aprile 1975, n. 110, definiscono l'appartenenza alla categoria delle armi comuni da sparo; ne consegue che, in caso di mancata denuncia all'autorità, sussiste la violazione prevista dall'art. 7 della legge 2 ottobre 1967, n. 895 (come modificato dall'art. 14 della legge n. 497 del 1974), e non quella prevista dall'art. 697 del c.p.

Cass. civ. n. 17275/2001

La detenzione di bossoli di cartucce per armi comuni da sparo non costituisce reato né ai sensi dell'art. 697 c.p., riferendosi questo alle sole «munizioni» e non anche a «parti di esse», né ai sensi dell'art. 2 della legge 2 ottobre 1967, n. 895, il quale si riferisce alle sole munizioni da guerra, quali definite dall'art. 1, comma 3, della legge 18 aprile 1975, n. 110.

Cass. civ. n. 4506/1997

La detenzione abusiva di munizioni per arma comune da sparo (nella specie cal. 38 e cal. 38 S.W.) non integra gli estremi del delitto di cui agli artt. 10 e 14 della legge n. 497/1974, bensì la fattispecie contravvenzionale sanzionata dall'art. 697, comma primo, c.p.

Cass. civ. n. 2374/1997

Il comma secondo dell'art. 1 della legge 18 aprile 1975, n. 110 qualifica come tipo guerra quelle armi che, pur non avendo le caratteristiche indicate nel primo comma, possono essere usate con lo stesso munizionamento delle armi da guerra. La presenza di tale caratteristica, dunque, importa per l'arma comune da sparo la qualifica di arma tipo guerra; con la conseguenza che la possibilità di armamento di una pistola con munizioni recanti impresso il simbolo «NATO» fa qualificare l'arma tipo guerra, in quanto dette munizioni risultano essere destinate all'attuale armamento delle truppe dei Paesi aderenti all'Alleanza Atlantica, non rilevando che di dette munizioni possa farsi un uso alternativo mediante armamento di un'arma comune da sparo. (Nella fattispecie, la Suprema Corte ha ritenuto la configurabilità, in relazione alla detenzione di munizioni recanti impresso il simbolo «NATO», del delitto di cui all'art. 2 della legge 2 ottobre 1967, n. 895, e non della contravvenzione di cui all'art. 697 c.p.).

Cass. civ. n. 9871/1996

In tema di detenzione di munizioni, le cartucce caricate a palla non possono essere detenute senza farne denunzia alla autorità di pubblica sicurezza; il possesso del porto d'armi per fucile da caccia autorizza invero a detenere cartucce caricate a pallini, non anche cartucce caricate a palla per le quali è sempre obbligatoria la denunzia, anche se il cacciatore le detenga per la caccia.

Cass. civ. n. 1279/1994

Non è inquadrabile nell'ambito delle previsioni di cui all'art. 697 c.p. la detenzione di una pistola «scacciacani» giacché o tale oggetto è da considerare arma in senso tecnico-giuridico, ai sensi, in particolare, dell'art. 2, terzo comma, prima parte, della L. 18 aprile 1975, 110, e allora il fatto rientra nelle previsioni della L. 2 ottobre 1967, n. 895 e successive modificazioni, ovvero non è da considerare arma nel senso anzidetto, trattandosi di strumento destinato a produrre soltanto effetti sonori, sparando a salve, e allora, esclusa l'applicabilità della citata legge, non può trovare applicazione neppure l'art. 697 c.p., riguardando questo soltanto la detenzione delle armi proprie non da sparo e delle munizioni per armi comuni da sparo.

Cass. civ. n. 11060/1993

Le munizioni per pistola calibro 9, mod. 34, alla stregua dell'aggiornamento del catalogo delle armi presso il Ministero dell'interno, vanno considerate munizioni per armi comuni da sparo e non da guerra, sicché la relativa detenzione integra la contravvenzione di cui all'art. 697 c.p. e non il delitto di cui agli artt. 10 e 14 della L. 14 ottobre 1974, n. 497.

Cass. civ. n. 9711/1992

In tema di detenzione abusiva di munizioni, poiché le pistole Beretta cal. 9, mod. 84F e mod. 34 sono state iscritte nel catalogo ufficiale delle armi comuni da sparo mentre altre armi corte dello stesso calibro non sono state iscritte in detto catalogo perché non classificabili tra le armi comuni, deve concludersi che le munizioni cal. 9 possono essere ritenute per arma comune da sparo o per arma da guerra a seconda che siano a servizio e da impiegare in uno dei due tipi di arma. Nel caso in cui, poi, taluno sia trovato in possesso abusivo di munizioni del suddetto calibro, ma non di armi, mancando il necessario referente per il giudizio di fatto — sempreché non si tratti di munizioni impiegabili solo in arma da guerra o che non risulti aliunde la loro destinazione a tale tipo di arma — va ritenuta, per il noto principio in dubio pro reo, la configurabilità del reato di detenzione abusiva di munizioni per arma comune da sparo, punito dall'art. 697 c.p., e non quella dell'ipotesi delittuosa di cui all'art. 2 L. n. 895 del 1967.

Cass. civ. n. 6914/1992

La deroga apportata dalla normativa speciale in materia di armi alle violazioni previste dal codice penale non investe anche la detenzione delle munizioni per armi comuni da sparo che continua a rientrare nella previsione dell'art. 697 c.p., la cui sanzione risulta peraltro inasprita dall'art. 7 della legge n. 895 del 1967. (Nella specie la Cassazione ha ritenuto che costituisse la contravvenzione de qua la detenzione di munizioni cal. 9 corto, delle quali ha escluso la natura di munizioni da guerra sul rilievo che quasi tutte le pistole semiautomatiche cal. 9 sono state inserite nel catalogo nazionale delle armi comuni da sparo).

Cass. civ. n. 5450/1992

L'introduzione clandestina di armi nel territorio dello Stato non assorbe la contravvenzione di cui all'art. 697 c.p., non potendosi quest'ultima considerare, ai fini del reato complesso, come elemento costitutivo o circostanza aggravante del delitto, ma individuando, invece, un'azione autonoma e non necessariamente connessa con la condotta tipica della fattispecie delittuosa.

Cass. civ. n. 8572/1990

La diminuente del «fatto di lieve entità», inizialmente prevista dall'art. 5, L. 2 ottobre 1967, n. 895 per le armi da guerra e, poi, estesa dall'art. 14, L. 14 ottobre 1974, n. 497 anche alle armi comuni da sparo, non è applicabile alle contravvenzioni di detenzione e porto abusivo di un'arma da punta e taglio avente, per destinazione naturale, l'offesa alla persona.

Cass. civ. n. 2548/1990

In tema di armi da guerra, sia dal contesto letterale dell'art. 1 della L. 18 aprile 1975, n. 110 sia dalla ratio legis mirante alla salvaguardia delle libertà primarie pubbliche e private e alla difesa delle istituzioni democratiche, si desume un rapporto di interdipendenza e complementarietà strumentale tra armi da guerra e munizioni ad esse destinate. Di conseguenza l'asserita possibile utilizzazione di munizioni per armi da guerra anche per il caricamento di armi comuni da sparo è irrilevante ai fini della qualificazione giuridica, giacché si deve avere esclusivo riguardo alla destinazione normale delle munizioni e non anche al loro possibile eccezionale uso alternativo. (Fattispecie relativa a detenzione abusiva di cartucce calibro 7,62 Nato).

Cass. civ. n. 3432/1989

La deroga apportata dalla normativa speciale alle violazioni previste dal codice penale non investe anche la detenzione delle munizioni per armi comuni da sparo, che continua a rientrare nella previsione dell'art. 697 c.p. per la quale la sola modifica apportata riguarda l'inasprimento della sanzione, giusto quanto dispone l'art. 14, L. 14 ottobre 1974, n. 497 con riferimento all'art. 7, L. 2 ottobre 1967, n. 895, relativamente alle pene stabilite nel codice penale per le contravvenzioni concernenti le armi non contemplate nella stessa legge n. 895/1967.

Cass. civ. n. 3159/1989

L'unico criterio valido per stabilire se munizioni, utilizzabili indifferentemente sia per armi da guerra che per armi catalogate armi comuni da sparo possano o meno qualificarsi munizioni da guerra occorre far riferimento, non esistendo alcun tipo di munizioni legislativamente riservato per calibro od altro, (blindatura del proiettile), alle sole armi da guerra, integrandole fra loro, alla definizione che di munizioni da guerra dà l'art. 2 della L. n. 110/1975 e la disposizione di cui al quarto comma del successivo art. 2 per il quale «le munizioni a palla destinate alle armi comuni non possono comunque essere costituite con pallottole a nucleo perforante, traccianti, incendiarie, a carica esplosiva, autopropellenti...». Se, pertanto, le munizioni hanno caratteristiche vietate per il munizionamento civile resta provato che esse sono destinate all'armamento bellico. (Fattispecie di annullamento di sentenza che aveva ritenuto munizione per arma comune la cartuccia calibro 9 parabellum, sol perché utilizzabile sia per armi da guerra che per armi comuni, mentre è stato ritenuto ininfluente ai fini della differenza tra munizioni da guerra e per arma comune la circostanza che la pallottola fosse blindata e recasse l'indicazione della data di fabbricazione).

Cass. civ. n. 13271/1986

In tema di detenzione di munizioni per armi comuni da sparo l'esonero dall'obbligo della denuncia previsto dall'art. 22 L. 18 aprile 1975, n. 110 non opera per le cartucce caricate a palla unica, per cui nel caso di omessa denuncia si configurano gli estremi della contravvenzione prevista e punita dall'art. 697 c.p.

Cass. civ. n. 10805/1986

La ratio delle norme vigenti in tema di denuncia delle armi all'autorità risponde ad una duplice esigenza e, cioè: a) rendere agevole all'autorità di polizia di conoscere in qualsiasi momento da quali persone ed in quali luoghi siano detenute armi o munizioni al fine degli opportuni controlli ed, eventualmente, impartire l'ordine di consegna immediata delle stesse per ragioni di ordine pubblico; b) rendere edotta ciascuna autorità di P.S. della quantità e della qualità delle armi e munizioni che si trovino nella propria giurisdizione.

Cass. civ. n. 7949/1986

La detenzione ed il porto di coltello a serramanico a scatto, che è un'arma propria, essendo la sua destinazione naturale l'offesa alla persona, configurano i reati di cui agli artt. 697 e 699, comma secondo, c.p. e non già l'ipotesi di cui all'art. 4 della L. 18 aprile 1975, n. 110, che fa riferimento agli strumenti da punta e taglio la cui destinazione precipua non sia l'offesa alla persona.

Cass. civ. n. 6875/1986

L'obbligo della denuncia delle munizioni previsto espressamente dall'art. 38 del R.D. n. 773 del 1931 è autonomo rispetto all'obbligo della denuncia dell'arma corta da fuoco posseduta e la sua inosservanza è punita dall'art. 697 c.p.

Cass. civ. n. 6484/1986

Qualora venga attribuito ad un imputato il reato di porto illegale di arma, la sua responsabilità in ordine al connesso reato di detenzione illegale delle stesse è presunta, in quanto tale reato costituisce il normale antecedente logico del primo e può escludersi solo in caso di prova contraria. Ne consegue che, difettando tale prova, è ravvisabile il concorso tra i due reati, in quanto si tratta di condotte diverse che integrano distinte ipotesi delittuose, a meno che non si dimostri, inoltre, che l'inizio della detenzione non coincida cronologicamente con il porto.

Cass. civ. n. 6290/1986

In tema di detenzione e porto illegale, l'attuale funzionalità dell'arma non è estremo necessario per la configurabilità del reato, una volta che la stessa possieda, anche solo potenzialmente, le caratteristiche offensive, che la qualificano come tale.

Cass. civ. n. 5045/1986

La baionetta, per la sua autonomia strutturale, non costituisce una parte integrante del fucile, per cui anche senza di esso e, quindi, senza i relativi innesti, conserva le caratteristiche di arma bianca, perché rimane immutato l'impiego di essa come tale, pur se con modalità parzialmente diverse.

Cass. civ. n. 3257/1986

La baionetta è un'arma propria da punta e da taglio, sicché la detenzione e il porto abusivo di essa integrano le contravvenzioni previste, rispettivamente, dagli artt. 697 e 699 c.p.

Cass. civ. n. 2902/1986

Deve ritenersi la detenzione abusiva di un'arma ogni volta che tra l'agente e l'arma stessa risulti sussistere una relazione di fatto che consenta la disponibilità dell'arma e ciò indipendente da un rapporto materiale o spaziale tra l'agente e l'arma abusivamente detenuta.

Cass. civ. n. 2360/1986

Le cartucce calibro 9 incamiciate o blindate sono considerate munizioni da guerra.

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