Brevi cenni sul “Made in” secondo la più recente normativa italiana e comunitaria

Il Made in esprime l’origine c.d. “commerciale” di una merce: è l’elemento materiale che identifica il paese di fabbricazione di ciascun prodotto e lo accompagna nella fase di commercializzazione. Dato l’apporto di valore che il Made in conferisce solitamente ad un prodotto, accrescendone o diminuendone la capacità competitiva, determinando le decisioni di acquisto dei consumatori, è importante per chi opera con l’estero conoscere e osservare la normativa sull’origine e il Made in.
La disciplina dell’etichettatura dell’origine delle merci non ha ancora trovato una definizione a livello comunitario, essendo ancora all’esame delle Istituzioni comunitarie una bozza di Regolamento che ne prevedrebbe l’obbligo per talune merci/categorie di merci importate da Paesi terzi (es.: tessili, calzature, borse, ecc…), cui applicare le regole di origine non preferenziale vigenti nella Comunità (artt. da 22 a 26 del Reg. n.2913/92 e 36 del Reg. n.450/08).
Articoli di dirittoSebbene non esista un obbligo generale di etichettatura di origine dei prodotti, salvo quanto previsto dall’art. 6 del Codice del consumo, la più recente normativa italiana (tra le ultime si ricorda il D.L. 25 settembre 2009, n. 135, art. 16 convertito con L. 20 novembre 2009, n. 166 “Made in Italy e prodotti interamente italiani”: introduce i commi 49 bis e 49 ter all’art.4 della legge 24/12/2003, n. 350, integrando la disciplina sul Made in Italy e la Nota del Ministero dello Sviluppo Economico n. 75361 del 26 agosto 2009, Guida per il rilascio dei certificati di origine delle merci) impone agli operatori di seguire precise prescrizioni volte a garantire la chiara rintracciabilità dell’origine, sanzionandone l’inosservanza amministrativamente o penalmente.
La prima operazione che l’importatore o l’esportatore deve compiere per attribuire correttamente il Made in è dunque individuare l’origine del prodotto che deve essere determinata, in assenza di regole internazionali armonizzate, dalle norme comunitarie.
Innanzitutto deve essere precisato che criteri per determinare l’origine “commerciale” dei prodotti, vanno tenuti distinti da quelli che individuano la c.d. origine “preferenziale” prevista in specifici accordi di partenariato economico tra l’Unione europea e Paesi o gruppi di paesi con finalità prevalentemente tributaria: le merci aventi origine “preferenziale”, infatti, ai sensi di tali accordi, beneficiano di riduzioni o esenzioni daziarie all’atto della loro importazione nei rispettivi territori.
L’importatore deve quindi accertare l’origine delle merci tenendo conto della “geografia“ del processo di fabbricazione e applicando i criteri in base ai quali i prodotti o le merci acquisiscono l’origine del paese, ossia:
– in cui sono interamente ottenuti;
– in cui è avvenuta l’ultima trasformazione o lavorazione sostanziale che dia luogo ad un nuovo prodotto o che rappresenti una fase importante del processo, se alla produzione partecipano più paesi.

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Avv. Elisabetta Marchesi

Marchesi Studio Legale è uno Studio con una vasta esperienza internazionale nella prestazione di servizi legali per le imprese. Lo Studio ha sviluppato una expertise di rilievo nella tutela giudiziale, e stragiudiziale di marchi, know-how, design, brevetti industriali, brevetti biotecnologici e copyright. Lo Studio offre risorse altamente specializzate nel diritto della proprietà intellettuale ed industriale, nel diritto commerciale e nel diritto societario ed al tempo stesso, un approccio interdisciplinare ed integrato reso possibile dalla forte coesione di diverse professionalità.

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